lunedì 8 febbraio 2010

Il canto del bosco




pane e tempesta_stefano benni







"Una foglia gli cadde in testa, poi un'altra.
Sì, disse a occhi chiusi, sto diventando un vecchio albero in un bosco. Gli alberi diventeranno pagine, il libro mi circonda.
Sarebbe bello durare quanto i racconti che abbiamo ascoltato e che raccontiamo.
Ma loro dureranno più di noi.
... ... ...
Pensò alla sua sete e a quella degli altri.
Guardò le stelle fioche, quasi invisibili.
Hai ragione, saggio e stolto Melone: tutti meritiamo di più.
... ... ...
Ora il bosco sembrava più buio, e il nonno si sentì un brivido freddo. E capì che la tempesta che stava arrivando sarebbe stata la peggiore delle tempeste.
Cominciò a piovere forte. Ma la chioma dell'albero lo copriva.
Voleva alzarsi in piedi e andarsene, ma il muschio era così morbido e il rumore della pioggia così amico.
Non aveva più freddo.
E sentì un buon odore.
Lavanda e peperonata.
E sentì, distintamente, un pianoforte suonare. Ogni altro rumore cessò e il bosco fu incantato.
Il nonno seguiva la melodia a occhi chiusi.
Da qualche parte Alice e Piombino lo chiamarono.
Mai come quella volta, le voci dei ragazzi gli sembrarono amiche, chiare, meravigliose".


Io spero sia andata davvero così...

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